Prima proiezione: Psychological Drama – Il ritorno di Nani Moretti

Più interessanti sono il film “I tre piani”, del famoso Nani Moretti e il dramma spagnolo “Maysabel” di Isiar Boleyn.

Respiro prima dell’arrivo di luglio e mentre il cinema estivo inizia ad attirare gente, altri sei film in programmazione oggi -quattro anteprime e due ristampe. Più interessanti sono il film “I tre piani”, del famoso Nani Moretti e il dramma spagnolo “Maysabel” di Isar Boleyn. Sia la famosa ristampa, il capolavoro del 1966 “Blow-Up”, di Michelangelo Antonioni, che l’eccentrica commedia western “Joe the Lemonade” del ceco Aldrich Lipsky, offrono bei ricordi.

Tre piani (Tre Piani). Commedia, produzione italiana e francese 2021, diretta da Nani Moretti, con Ricardo Scamarcio, Marguerite Bai, Alba Rorvaker, Adriano Giannini, Denis Taducci e altri.

Il ritorno di Nani Moretti, le cui prove di salute, sguardo sensibile, avventure e sconfitte ideologiche, ma anche la speranza nascosta che lo sostiene, lo hanno reso uno dei creatori europei più riconoscibili, non può mancare, con il suo ultimo film, anche nel tempi aridi in cui viviamo. Vivilo, con sale che aspettano di essere riempite quando usciranno i supereroi pagani di carta.

Il 69enne regista e attore italiano, nel suo ultimo film, che è stato una partecipazione ufficiale al Festival di Cannes lo scorso anno, per la prima volta nella sua carriera adatta un libro, l’omonimo romanzo di Eskol Israel. Nevo, prova, ancora una volta, a fare un po’ di introspezione, a rivedere a fondo le sue scelte, le nostre.

La semplice storia è incentrata su un piccolo condominio a Roma e tre famiglie benestanti che vivono su piani diversi. Tra un decennio, racconterà la storia di una coppia di palazzo che ha difficoltà a comunicare con il figlio, una famiglia la cui figlia è stata sedotta da un vicino anziano e una madre con un neonato che ha visioni che rendono difficile la vita del marito.

Moretti apre con cura e dettaglio, ma anche con eccessiva lentezza, a volte, i piccoli sfondi dei protagonisti della sua storia, avendo deciso che seguirà un percorso melodrammatico, che può avere eleganza, ma che allo stesso tempo nasconde la sua insidie. quando fu smobilitato anche solo un po’. Il più delle volte riesce a farlo con il suo aspetto dolce, il suo umorismo saggio, la sua decisione di essere molto spiacevole in materia morale, a una società che sembra stordita – ma, tra noi, Moretti è un po’ stordito, guardare il mondo è cambiando rapidamente in peggio. .

Un film che ha interesse – molto nello stile della Palma d’oro pluripremiata “La stanza della mia bambina” -, con personaggi ben fatti e un caldo tocco romano, e che si basa in gran parte su un cast eccellente (Ricardo Scamarcio, Alba Rorvaker, Adriano T si, figlio di Giancarlo), a cui ha partecipato lo stesso regista.

IN POCHE PAROLE Tre famiglie abitano in tre piani dello stesso palazzo nel quartiere chic di Roma. Nel giro di un decennio, la vita costringe i protagonisti ad affrontare conflitti che influiscono sui rapporti tra fratelli, genitori, figli e coniugi. Le loro scelte riflettono questioni morali universali e hanno conseguenze nelle loro vite.

La principessa perduta (La principessa perduta). Film drammatico americano e greco del 2021, diretto da Maggie Gyllenhaal, con Olivia Coleman, Dakota Johnson, Jesse Buckley, Peter Sarsgaard e altri.

È da questi casi che tutto va storto. Dove ti aspetteresti, se non altro, di goderti Spetses, il mare, le luci greche, prima della metà del film, iniziano la pioggia e il cielo grigio e l’isola di Argosaronikos si trasforma nel Nord Italia. Laddove dici che non lasceranno la brava attrice, Maggie Gyllenhaal, al suo debutto alla regia, senza cura e “protezione” da possibili errori di esperienza, vedi che la produzione di regia non supera la media di produzione di Netflix. Cos’è rimasto? I nomi dei giocatori dichiaratamente straordinari, che a volte sembravano fuori posto e Olivia Coleman, erano soli a combatterlo, ma invano, poiché la partita era persa negli spogliatoi.

Gyllenhaal, che si è assicurata i diritti dell’omonimo bestseller di Elena Ferrante, dal 2018, ha spostato l’azione del libro dall’Italia alla Grecia – almeno gli attori e la troupe si sono divertiti a fare il bagno – ma anche così molle, fuori controllo, che alla fine ti chiedi: chiedi perché tutto ciò che vedi sullo schermo sta accadendo. Vale a dire, un solitario insegnante di 50 anni, che è in vacanza a Spetses, si innamora di un folto gruppo di greco-americani appena ricchi, che disturbano la costa e il fragile mondo psichico dell’eroina. Tuttavia, aiuterà a ritrovare una bambina perduta dalla sua giovane madre, ma subito dopo ruberà, in modo del tutto ingiustificato, la bambola preferita del ragazzo che gli ricorda le sue stesse difficoltà nell’allevare le sue due figlie, perché era ancora un bambino. madre e con un uomo che è sempre assente. E dove penseresti che il film potrebbe trasformarsi in un thriller psicologico, continua sottilmente come una crisi postpartum, con un ritardo di 25 anni e uno sfondo di piagnucolii, tristezza e situazioni sciocche, allegorie anemiche e simbolismo infantile, con molti e lontani -raggiungere esagerazioni. , flashback, raggiungere un finale ancora più futile.

Ora, come un film mediocre indulgente riesca a vincere premi, riconoscimenti ed essere nominato per tre Oscar, inclusa la sceneggiatura, che nel complesso è deludente, indica in qualche modo l’impasse che ha afflitto il cinema americano.

Olivia Coleman, con gli occhi socchiusi, la depressione impressa sul viso e il terrore nel corpo, non sembra riuscire a salvare la situazione, così come Jesse Buckley, nel ruolo di una giovane insegnante. Dakota Johnson, bella ma incolore, un altro attore indifferente e l’esperto Ed Harris sono purtroppo sull’orlo della bellezza.

IN POCHE PAROLE Lida si gode la sua vacanza solitaria a Spetses, mentre gradualmente viene coinvolta con una giovane madre e sua figlia, che raggiunge ogni giorno sulla stessa spiaggia. Come madre e figlia che hanno una relazione speciale e intensa, Leda è sopraffatta da ricordi e sentimenti confusi di amore, confusione e l’intensità della sua prima maternità. Un misterioso impulso la costringe a confrontarsi frontalmente con le scelte insolite che fa da neomamma e, soprattutto, con le conseguenze di quelle scelte.

maysabel (Messabile). Dramma storico, produzione spagnola del 2021, diretta da Isiar Boleyn, con Luis Tosar, Blanca Portillo, Bruno Sevilla, Maria Cerezueta, David Blanca e altri.

Un interessante film drammatico politico che ha vinto tre premi Goya, è stato un enorme successo al botteghino in Spagna e si è concentrato maggiormente sui sentimenti di odio annidati nelle persone, ma anche sul bisogno di perdono di chi lo vuole e di chi lo vuole. chi l’ha dato. Ha parlato, senza piangere né melodramma, del messaggio universale della riconciliazione, della pacifica convivenza, della comprensione dell’altro, in un mondo animato dall’odio, dall’inimicizia, dal razzismo.

Isiar Bolena (“The Olive”, “Even the Rain”), altro regista rappresentativo del cinema sociale, ricorda abbastanza Ken Loach, nella versione mediterranea, qui alle prese con eventi reali che sconvolgono la Spagna da decenni, come la lotta armata di l’organizzazione separatista basca EDF. Il suo racconto illustra la necessità di un’operazione di un gruppo armato per incontrare la moglie di un politico suicidatosi, e per comprendere la sua richiesta dopo 11 anni, nonostante le reazioni della figlia e di tutti coloro che approfittano della lotta armata. nuova linea di demarcazione tra odio e sfruttamento politico.

Sceneggiatura ben scritta, regia solida, a parte le descrizioni convenzionali o semplicistiche di alcune situazioni – specialmente in ETA – e un trattamento relativamente superficiale dei problemi baschi, questo film non perde mai la sua dinamica, il suo ritmo, ma anche la sua dimensione commovente. mette in evidenza il coraggio di una donna, Maybeabel, che vuole incontrare e perdonare l’assassino del suo partner.

La performance di Blanca Portillo nei panni di Maysabel e Luis Tosar nei panni dell’esecutore testamentario basco è abbastanza soddisfacente perché trasmette la tristezza che pesa sui loro cuori.

IN POCHE PAROLE… Nel 2000 un politico viene assassinato dal separatista basco ETA, lasciando vedova l’amata moglie e una figlia piccola orfana. Col passare del tempo, alcuni dei combattenti baschi condannati hanno iniziato a riconsiderare la loro posizione nelle carceri, hanno denunciato la violenza armata, isolandosi dai loro ex compagni. Uno di loro, addolorato profondamente per il delitto commesso, chiede di incontrare la vedova dello spagnolo che lui, insieme a un collega, ha ucciso 11 anni fa. Mentre sua figlia rifiuta fermamente, cercando di impedire a sua madre di incontrare l’assassino di suo padre, Maysabel finalmente accetta di vedere l’uomo che ha derubato il suo amato partner, in un audace tentativo di trovare la propria giustificazione personale per quello che le è successo.

Film ancora in programmazione:

Ops 2! Noè va di nuovo (Ops! L’avventura continua). L’amata compagnia dei nostri piccoli amici entra in una nuova entusiasmante avventura, ha un messaggio di base che è facile da capire e penetra “che tutti possiamo superare le nostre differenze”. La compagnia di Finney e Leah, dopo le folli avventure della loro prima storia, naviga apertamente sull’Arca di Noè, ma i rifornimenti iniziano e finiscono, minacciando la fragile pace tra carnivori ed erbivori. Quando sono finalmente spinti a trovare un’isola dove altri animali vivono in pace, devono affrontare un vulcano vivente e la sua atmosfera minacciosa. La simpatica animazione per bambini (produzione irlandese 2020), diretta da Toby Genkel e Sean McCormack, è tradotta in greco, con le voci di Aris Avrameas, Niki Grana, Costa Terzaki, Costa Apostolidis e altri.

esplosione. Lo straordinario, ormai classico, film di Michelangelo Antonioni (“The Eclipse”, “The Adventure”, “The Night”), la sua prima produzione in lingua inglese, è stato girato a Londra nel 1966 e ha vinto la Palma d’Oro a Cannes nel 1967. importanti film dell’era Pop Art, scritti da lui e Tonino Guerra, fotografia di Carlo Di Palma, montaggio di Frank Clark, musica di Hebert Hancock e produzione di Carlo Ponti. Il grande regista italiano gioca costantemente con l’incertezza, con ciò che è reale e ciò che non lo è, mettendo il suo eroe, un fotografo che vive a Londra una vita edonistica, frenetica, senza senso, a scoprire, zoomando sulle sue foto, movimenti sospetti. portando all’omicidio. Ottimo lavoro visivo di tutti gli attori, associato a gran parte del simbolismo del film, che all’epoca era considerato osceno (molte nudità, droghe, ecc.) e soggetto a censura. Incredibilmente giovani, appassionati, David Hemmings, Vanessa Redgrave, Sarah Miles, Jane Birkin. Questo film è visualizzato in una copia digitale recuperata.

Joe la limonata (Limonata Joe). The Czech West Parody (1964), diretto da Aldrich Lipsky, il cui titolo divenne molto più noto del film stesso negli anni ’60 e ’70. Una commedia eccentrica, a volte umoristica, che satira senza pietà gli stereotipi e i cliché di West Hollywood, girata in stile film muto, con pochi dialoghi e molta musica. Il film, che può sembrare un po’ datato, ma non è per nulla “diffamato”, ha la sua eleganza e soprattutto il suo valore nostalgico. Lipsky, uno dei massimi esponenti della New Wave del cinema ceco, con una “specializzazione” in commedia, non lascerebbe nulla per il lontano Occidente, ma soprattutto per l’avidità del capitalismo americano, che voleva anche rovesciare la sua limonata. …

Fonte: skai.gr

Ludovico Schiavone

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