Come la Corte di giustizia europea ha aperto la strada a…

a partire dal Panagiote statica

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) prende posizione sulla questione della responsabilità dello Stato per gli episodi di violenza domestica e in particolare per l’inerzia nel trattarli.

In un momento in cui il fenomeno della violenza e dell’omicidio ha assunto proporzioni enormi – solo in Grecia sono stati registrati 20 omicidi negli ultimi 17 mesi – la Corte EDU in appello ha esaminato, concludendo che quando i servizi statali (procura, polizia, sociale, ecc. ), pur sapendo, non sono attivi e non intervengono in tempo per prevenire il peggio, il risarcimento alle vittime è un diritto dello Stato.

Decisione

Il ricorso alla Corte EDU riguarda gli eventi sconvolgenti accaduti in Italia in merito alla morte di un bambino (suo figlio) per mano del padre. Questo nonostante il fatto che la coppia, la madre del bambino e la loro seconda figlia piccola avessero già presentato denunce per episodi di comportamento violento simile, che sono stati ignorati dalle autorità.

La sua rivendicazione da parte delle autorità è arrivata molto tardi e dopo il tragico incidente, in cui lui stesso è stato pugnalato gravemente al viso e al corpo dal suo compagno.

La Corte EDU ha affermato che i pubblici ministeri delle autorità italiane sono rimasti passivi di fronte al grave rischio di maltrattamento del ricorrente e che la loro inerzia aveva consentito al suo partner di continuare a minacciarlo, molestarlo e aggredirlo senza ostacoli e senza punizione fino a nuovo avviso. episodi di violenza, accoltellamento a morte del loro bambino di un anno.

Compensazione

La corte europea ha persino risarcito 32.000 euro per la sofferenza mentale. Il padre è stato condannato a 20 anni di reclusione e deve pagare 100mila euro a lui e alla figlia, che hanno aderito al procedimento penale a sostegno delle accuse.

La Corte EDU afferma che “sulla base dei fatti noti alle autorità all’epoca dei fatti riguardanti il ​​rischio reale e imminente di ulteriori violenze contro la ricorrente e i suoi figli, in connessione con le accuse di escalation di violenza domestica presentate dalla ricorrente e alla luce delle preoccupazioni per la salute del ricorrente.” mental NR, le autorità non hanno mostrato la necessaria diligenza”.

Afferma: “Non hanno intrapreso una valutazione del rischio di attacco mortale progettata specificamente per la violenza domestica, e in particolare la situazione affrontata dalla ricorrente e dai suoi figli, che giustificherebbe praticamente l’applicazione di precauzioni per proteggerli da tali rischi”.

Circolo Pliota

All’inizio di settembre 2021, per la prima volta, il più alto procuratore del Paese, tramite il procuratore generale Vassilis Pliotas, ha sollevato indirettamente ma esplicitamente la questione della standardizzazione dell'”omicidio di donne” come reato separato nel capitolo sull’accusa di omicidio del codice penale (299 PK).

Il procuratore generale, in un approccio legale molto approfondito alla questione della violenza domestica, fornisce indicazioni al procuratore d’appello del paese, ma allo stesso tempo solleva per la prima volta nel dibattito legale pubblico – la questione della standardizzazione dell’omicidio come reato indipendente :

In questa situazione e nel nostro Paese, largamente, al termine “omicidio di donne” si associano casi di morte di una donna, soprattutto per motivi sessisti, “ragioni onorarie”, tratta di esseri umani e sfruttamento economico e si parla di necessità .in particolare, le norme penali ordinarie o per la loro riduzione a diversa variante dell’omicidio nell’articolo 299 del codice penale.

A livello internazionale, in alcuni paesi, poiché il fenomeno non è solo greco ma ha assunto una dimensione globale, questa visione è stata adottata per legge.

Ludovico Schiavone

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